In Antartide si è spalancata una voragine grande quanto una nazione europea: è scattato l’allarme tra gli esperti
Una voragine nel ghiaccio dell’Antartide vasta quanto la Svizzera è apparsa nelle ultime settimane sopra la zona di Maud Rise, nell’Oceano Antartico.
La scoperta, arrivata grazie alle immagini satellitari della NASA Earth Observatory, ha subito messo in allerta la comunità scientifica di tutto il mondo. Il fenomeno, che gli esperti chiamano polinia, è rimasto aperto per settimane, sollevando domande sulle cause e soprattutto sulle possibili conseguenze a livello globale.
Un buco tra i ghiacci di Maud Rise: cosa succede
Non è la prima volta che una polinia, un’area di oceano senza ghiaccio circondata dalla banchisa, si apre nella regione di Maud Rise. Ma stavolta le dimensioni sono fuori dal comune. Gli scienziati del British Antarctic Survey e del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (NCAR) hanno ricostruito che alla base del fenomeno ci sono diversi elementi.

La foto reale della voragine in Antartide (NASA Earth Observatory) – Newmicro.it
Uno su tutti, il cosiddetto trasporto di Ekman. In parole povere, i venti spingono le correnti superficiali e portano acqua più calda e salata sotto il ghiaccio, che così si scioglie dal basso.
Come se non bastasse, ci si sono messe anche le tempeste extratropicali, sempre più frequenti e violente secondo uno studio pubblicato su “Nature Climate Change”. “Le tempeste danno una spinta in più e tengono la polinia aperta più a lungo”, spiega il climatologo John Turner del British Antarctic Survey. Solo con la combinazione di venti forti e temperature anomale si arriva a una voragine tanto estesa.
I rischi climatici ben oltre l’Antartide
A prima vista potrebbe sembrare un fatto locale, ma una polinia di queste dimensioni nell’Oceano Antartico può avere effetti che si sentono molto lontano dai poli. Gli esperti avvertono: questi buchi nel ghiaccio toccano la circolazione oceanica globale, il cosiddetto “nastro trasportatore” che sposta calore e carbonio tra gli oceani.
La profonda convezione che si crea nella polinia permette al calore degli strati profondi di salire e disperdersi nell’atmosfera. Insieme al calore, risale anche anidride carbonica (CO₂), che finisce nell’aria e contribuisce ai gas serra. “Non è solo una questione locale: questi fenomeni possono accelerare il cambiamento climatico”, avverte Elena Mauri dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Ma sull’impatto preciso, i ricercatori stanno ancora lavorando.
Venti, correnti e clima che cambia: tutte le cause in gioco
Gli scienziati sono d’accordo: la polinia nasce da un mix di fattori naturali e causati dall’uomo. Da una parte ci sono i venti forti e le correnti profonde tipiche dell’Antartide; dall’altra, il riscaldamento globale che rende più facile lo scioglimento dei ghiacci. “Negli ultimi decenni abbiamo visto una riduzione della copertura glaciale antartica”, ammette Turner, “ma buchi così grandi sono rari”.
Secondo i dati del satellite europeo Copernicus Sentinel-1, la polinia ha raggiunto quasi 41.000 chilometri quadrati—più o meno quanto la Svizzera. Le immagini della NASA mostrano un colpo d’occhio impressionante: il bianco compatto del ghiaccio spezzato da un’enorme macchia scura di oceano.
Situazione di allerta, il monitoraggio non si ferma
Le squadre di ricerca di tutto il mondo seguono minuto per minuto l’evoluzione della polinia grazie ai satelliti e alle boe sparse nell’oceano. Bisogna capire meglio come nascono questi fenomeni e che effetti possono avere sul clima globale.
“Dobbiamo scoprire se si tratta di un episodio isolato o dell’inizio di una nuova tendenza”, dice Mauri. Nel frattempo, gli scienziati lanciano un avvertimento: “Ogni anomalia ai poli è un segnale da non ignorare per il resto del pianeta”, sottolinea Turner.
Per ora la voragine nei ghiacci dell’Antartide resta sotto stretta osservazione. E mentre i ricercatori cercano risposte, cresce la consapevolezza che i cambiamenti in corso ai poli possono avere conseguenze molto più ampie, e forse più veloci, di quanto si pensasse fino a poco tempo fa.








