Curiosità

Per quasi 18 secoli tutti si curavano con lo stesso farmaco: la storia incredibile della triaca

antico vaso della triaca con ingredienti medicinali in una farmacia storica
La triaca fu per oltre 18 secoli uno dei rimedi più utilizzati nella medicina antica

Per quasi duemila anni medici, imperatori e farmacisti hanno creduto nell’esistenza di un rimedio capace di curare quasi tutto. Si chiamava triaca (o teriaca) ed era uno dei farmaci più famosi della storia della medicina.

Un composto complesso, ricco di ingredienti botanici e animali, utilizzato come antidoto universale contro veleni, infezioni e malattie di ogni tipo.

Oggi questa preparazione appare quasi incredibile: la ricetta originale poteva contenere oltre sessanta ingredienti diversi, tra cui spezie, piante medicinali, miele, oppio e perfino carne di vipera. Eppure per secoli fu considerata uno dei rimedi più potenti a disposizione dei medici.

La sua storia attraversa l’antichità classica, l’Impero romano e tutto il Medioevo, fino ad arrivare all’età moderna. Ed è un esempio affascinante di come la medicina si sia evoluta tra intuizioni, tradizioni e scoperte scientifiche.

Il re che temeva di essere avvelenato

La nascita della triaca è legata alla figura di Mitridate VI del Ponto, sovrano dell’Asia Minore vissuto nel I secolo a.C. Secondo gli storici antichi, il re viveva con il timore costante di essere avvelenato dai suoi nemici.

Per proteggersi commissionò ai suoi medici la creazione di una sostanza capace di neutralizzare qualsiasi veleno. Nacque così una preparazione complessa, chiamata mithridatium, considerata il primo vero antidoto universale.

La leggenda racconta che Mitridate assumesse piccole dosi del composto ogni giorno per sviluppare una sorta di immunità ai veleni, pratica da cui deriva il termine “mitridatismo”.

L’evoluzione della ricetta nell’antica Roma

Con l’arrivo dell’Impero romano la formula venne ulteriormente sviluppata. Nel I secolo d.C. il medico Andromaco il Vecchio, medico personale dell’imperatore Nerone, modificò la ricetta originale.

Alla preparazione vennero aggiunti nuovi ingredienti e la miscela diventò ancora più complessa. La versione romana, chiamata teriaca magna, poteva includere oltre 60 sostanze diverse tra erbe, spezie, resine e componenti animali.

Tra gli ingredienti citati nelle fonti storiche compaiono mirra, incenso, cannella, finocchio, anice, timo e miele, utilizzato per rendere la miscela più facile da assumere. Tra gli elementi più sorprendenti figuravano invece lucertole e carne di serpente, ritenute utili nella preparazione dell’antidoto.

Il medico greco Galeno, una delle figure più influenti della medicina antica, elogiò apertamente la triaca. Grazie alla sua autorità scientifica la preparazione diventò uno dei rimedi più diffusi nel mondo romano e continuò a essere prescritta per secoli.

Un rimedio universale per quasi due millenni

Nel Medioevo e nel Rinascimento la triaca raggiunse una fama straordinaria. Veniva utilizzata come rimedio universale contro numerose malattie: infezioni, febbre, disturbi digestivi e persino epidemie.

In molte città europee la sua preparazione era un vero e proprio evento pubblico. A Venezia, ad esempio, la produzione della triaca veniva realizzata davanti ai cittadini e ai medici per garantire la qualità della ricetta.

Le spezie utilizzate provenivano da diverse parti del mondo e questo contribuiva a rendere il farmaco molto costoso. Per secoli la triaca rappresentò anche un importante commercio farmaceutico nelle grandi città europee.

Fonti storiche e studi pubblicati da istituzioni come il Wellcome Collection e l’U.S. National Library of Medicine confermano che la triaca rimase nella farmacopea europea per oltre diciotto secoli, un caso quasi unico nella storia della medicina.

Il declino della triaca con la medicina moderna

Il successo della triaca iniziò a diminuire tra il XVII e il XVIII secolo. Con lo sviluppo della medicina scientifica e dei primi studi farmacologici, molti medici iniziarono a mettere in dubbio l’efficacia del rimedio.

Un momento decisivo arrivò quando il medico britannico William Heberden pubblicò un’analisi critica sulla preparazione. Il suo giudizio fu piuttosto ironico: secondo lui la triaca non faceva molto più che provocare sudorazione.

Da quel momento la fiducia nel rimedio iniziò a crollare e alla fine del XVIII secolo la triaca venne progressivamente rimossa dalle farmacopee ufficiali.

Funzionava davvero?

Le analisi moderne suggeriscono che la maggior parte degli ingredienti della triaca non aveva reali effetti terapeutici. Tuttavia uno degli elementi presenti nella ricetta possedeva effettivamente proprietà farmacologiche.

Si trattava dell’oppio, da cui deriva la morfina. Questa sostanza è in grado di alleviare il dolore, ridurre la tosse e calmare l’ansia, effetti che probabilmente contribuivano alla sensazione di beneficio nei pazienti.

Al contrario uno degli ingredienti più celebri della preparazione, la carne di vipera, non possiede alcuna proprietà terapeutica documentata.

Nonostante questo, la storia della triaca resta uno degli esempi più affascinanti di come la medicina abbia cercato per secoli una cura universale e come un lungo percorso abbia portato, nel tempo, alla nascita della farmacologia moderna e alla comprensione scientifica dei farmaci che utilizziamo oggi.

Change privacy settings
×