L’agevolazione sostiene chi acquista immobili ristrutturati da imprese, promuovendo efficienza energetica e qualità abitativa
Il Governo italiano, guidato dall’attuale esecutivo Meloni, conferma e promuove un’importante agevolazione fiscale rivolta a chi acquista la prima casa già ristrutturata. Si tratta di un bonus fiscale fino a 48.000 euro, erogato sotto forma di detrazione IRPEF, che permette di alleggerire l’investimento iniziale per l’acquisto di un immobile abitativo rinnovato da imprese di costruzione o cooperative edilizie.
Questo incentivo, disciplinato dal Decreto Legge n. 63/2013 e aggiornato nel tempo, rappresenta un sostegno concreto per chi desidera acquistare un’abitazione pronta all’uso, con un occhio di riguardo alla riqualificazione energetica e alla qualità abitativa.
Bonus prima casa: come funziona e requisiti per l’accesso
L’agevolazione prevede una detrazione del 50% sulle spese sostenute per l’acquisto di un’unità immobiliare residenziale facente parte di un edificio interamente ristrutturato. L’importo massimo su cui calcolare la detrazione è di 96.000 euro, quindi il vantaggio fiscale massimo raggiunge i 48.000 euro, suddivisi in 10 quote annuali di pari importo.

Come funziona il Bonus prima casa – (newmicro.it)
Per poter usufruire del bonus, è necessario rispettare alcuni requisiti essenziali:
- L’acquisto deve avvenire direttamente da un’impresa di costruzione o da una cooperativa edilizia che abbia eseguito una completa ristrutturazione dell’intero edificio.
- L’immobile deve essere destinato a uso residenziale, escludendo quindi immobili commerciali o con altra destinazione.
- I lavori sull’edificio devono rientrare nelle categorie di restauro e risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia, secondo la normativa vigente. Questo assicura che l’immobile sia stato recuperato e migliorato in modo significativo, anche in termini di efficienza energetica, in linea con gli obiettivi sanciti dal Decreto Legge 63/2013.
Inoltre, la legge stabilisce che l’immobile deve essere venduto entro 18 mesi dalla data di ultimazione dei lavori di ristrutturazione, per evitare che l’incentivo venga applicato a immobili non più freschi di riqualificazione.
La detrazione fiscale si calcola sul costo totale della ristrutturazione dichiarato dall’impresa venditrice e deve essere indicata chiaramente nell’atto di acquisto o in un allegato specifico. L’acquirente può inserire la richiesta di detrazione nella dichiarazione dei redditi, utilizzando il Modello 730 o il Modello Redditi PF, riferito all’anno in cui è stato effettuato l’acquisto.
È fondamentale conservare tutta la documentazione comprovante la spesa e la conformità ai requisiti previsti: l’atto di acquisto, il dettaglio dei lavori di ristrutturazione eseguiti e la delibera comunale che autorizza tali interventi. Questi documenti sono essenziali per eventuali verifiche fiscali e per garantire il corretto riconoscimento del bonus.
L’incentivo si inserisce nel quadro più ampio delle politiche di riqualificazione del patrimonio edilizio italiano, in linea con le direttive europee recepite dal Decreto Legge 63/2013, che promuove il miglioramento della prestazione energetica degli edifici. Il Governo Meloni, attivo dal 22 ottobre 2022, ha confermato l’importanza di questi strumenti come leva per sostenere il mercato immobiliare, favorire l’occupazione nel settore delle costruzioni e incentivare l’uso di tecnologie e materiali a basso impatto ambientale.
In particolare, il Decreto legge 63/2013, recentemente aggiornato, ha introdotto norme più rigide sull’attestato di prestazione energetica (APE), che deve accompagnare ogni compravendita, e ha previsto sanzioni per chi non rispetta tali obblighi. Questi elementi garantiscono che gli immobili oggetto di questo bonus rispettino severi standard di efficienza energetica, contribuendo a ridurre i consumi e le emissioni inquinanti.








