Brutte notizie per molte marche di carta da forno, sono stati trovati PFAS in molti dei brand più usati: i dettagli.
Nel mondo degli ingredienti e degli accessori da cucina, la carta da forno è un alleato immancabile per molte famiglie italiane, utilizzata quotidianamente per cuocere cibi, evitare che si attacchino alle teglie e per facilitare la pulizia. Tuttavia, un recente test ha sollevato preoccupazioni rilevanti. Alcuni dei marchi più popolari di carta da forno contengono PFAS, sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute e l’ambiente. Questa scoperta, purtroppo, non è affatto una sorpresa, dato che i PFAS sono sempre più sotto i riflettori di scienziati e ambientalisti.
Cosa sono i PFAS e i test effettuati
I PFAS (perfluoroalchilici) sono una vasta famiglia di sostanze chimiche utilizzate da decenni in numerosi settori industriali, dai rivestimenti idrorepellenti dei tessuti a quelli per le pentole antiaderenti, fino ai prodotti per l’industria alimentare. Una delle caratteristiche che li rende particolarmente problematici è la loro persistenza nell’ambiente e nel corpo umano, tanto che vengono definiti “inquinanti per sempre”. Alcuni dei composti appartenenti a questa famiglia sono stati associati a gravi problemi di salute, tra cui danni al fegato, disfunzioni ormonali, e addirittura effetti cancerogeni.

Cosa è stato scoperto attraverso il test (www.newmicro.it)
Il test condotto dal Salvagente ha analizzato ben 16 marche di carta da forno in commercio in Italia, cercando la presenza di PFAS. I risultati sono stati preoccupanti. La maggior parte dei campioni ha rivelato la presenza di almeno due tipi di PFAS, con alcuni marchi come Lidl, la carta forno aromatizzata in particolare, che ha registrato picchi di tre differenti composti.
L’unico marchio che ha mostrato risultati al di sotto dei limiti di quantificazione è stato Carrefour, che insieme a Domopak si è rivelato privo di livelli significativi di queste sostanze pericolose. Tuttavia, per le altre marche, tra cui Cuki, Esselunga e Conad, i PFAS sono stati rilevati in quantità preoccupanti.
I rischi per la salute e l’ambiente
Le implicazioni di questa scoperta non riguardano solo la salute individuale. I PFAS, sebbene non si migri direttamente nei cibi in quantità rilevante attraverso l’uso della carta da forno, possono contribuire a contaminare l’ambiente durante la produzione, l’utilizzo e, soprattutto, quando questi prodotti vengono smaltiti. I rifiuti contenenti PFAS, infatti, possono finire nei terreni, nelle faldate acquifere e nell’aria, rappresentando una minaccia per l’ecosistema e, indirettamente, per gli esseri viventi.
Nel caso dei PFAS trovati nella carta da forno, la pericolosità è accentuata dalla loro alta mobilità nell’ambiente. Alcuni di questi composti, come l’acido perfluorobutanoico (PFBA), sono noti per essere altamente solubili e quindi capaci di contaminare facilmente le risorse idriche. A lungo termine, l’esposizione a PFAS può provocare alterazioni della tiroide, problemi epatici e alterazioni del sistema immunitario, con conseguenti rischi per la salute pubblica.
La normativa e le soluzioni future
In risposta a questi rischi, l’Unione Europea ha previsto nuove normative che entreranno in vigore a partire dal 12 agosto 2026 per limitare la presenza di PFAS negli imballaggi alimentari. Il limite massimo di fluoro totale nelle sostanze perfluorurate, che indica la quantità complessiva di PFAS nel prodotto, sarà fissato a 50 milligrammi per chilogrammo. I test eseguiti sui prodotti di carta da forno analizzati non hanno però superato questo limite, anche se la contaminazione rilevata è comunque un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Nel frattempo, l’impegno delle aziende e dei consumatori dovrebbe essere indirizzato verso una maggiore trasparenza e consapevolezza. Le etichette dei prodotti dovrebbero evidenziare chiaramente la presenza di eventuali sostanze chimiche pericolose, permettendo ai consumatori di prendere decisioni informate. Inoltre, i produttori potrebbero e dovrebbero trovare alternative più sicure, per ridurre l’impatto ambientale e sulla salute delle persone.
La necessità di una maggiore regolamentazione
Nonostante le previsioni di nuove normative, il caso della carta da forno è solo uno degli esempi di come i PFAS si stiano infiltrando silenziosamente in prodotti di uso quotidiano. L’adozione di politiche più stringenti e un maggiore monitoraggio delle sostanze chimiche nei beni di consumo sono passi necessari per ridurre l’esposizione a queste sostanze pericolose.
In conclusione, la scoperta dei PFAS nella carta da forno apre una riflessione più ampia sul ruolo dei prodotti chimici nell’ambiente e sulle potenziali minacce per la salute pubblica. Sebbene non siano ancora stati superati i limiti di legge, è necessario un cambiamento verso la sostenibilità e una maggiore trasparenza nella produzione di questi materiali, affinché tutti possiamo fare scelte consapevoli e sicure per la nostra salute e quella dell’ambiente.








