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La Calabria continua a puntare sui medici cubani: senza di loro molti reparti rischiano di fermarsi

Medici cubani al lavoro in un reparto ospedaliero in Calabria durante una visita a un paziente
I medici cubani sono diventati una risorsa importante per alcuni ospedali della sanità calabrese - newmicro.it

Negli ospedali calabresi i medici cubani sono diventati una presenza stabile. Dovevano essere una soluzione temporanea nata durante l’emergenza pandemica, ma a distanza di anni il loro contributo resta uno dei pilastri che permette a diversi reparti di continuare a funzionare.

La Regione Calabria non sembra avere dubbi. Interrompere la collaborazione con Cuba, almeno nel breve periodo, non è considerato realistico. Il governatore Roberto Occhiuto ha spiegato più volte che senza questo supporto molti pronto soccorso e servizi ospedalieri rischierebbero di rimanere scoperti.

Oggi circa 400 medici cubani lavorano nelle strutture sanitarie della regione, affiancando i professionisti italiani in alcuni dei settori più sotto pressione della sanità pubblica.

La loro presenza nasce da una difficoltà concreta: trovare medici disponibili a lavorare in alcune aree del sistema sanitario calabrese è diventato sempre più complicato.

Una soluzione nata dall’emergenza ma diventata strutturale

L’accordo con Cuba è stato firmato nell’estate del 2022, quando la Regione Calabria ha avviato una collaborazione con la società statale cubana Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, l’organizzazione che gestisce le missioni sanitarie internazionali dei medici dell’isola.

All’inizio si trattava di una risposta urgente alla carenza di personale, aggravata negli anni della pandemia. Molti reparti faticavano a coprire i turni e i concorsi pubblici per assumere medici andavano spesso deserti.

Con il passare del tempo però quella che sembrava una misura temporanea è diventata una componente stabile del sistema sanitario regionale. Gli accordi successivi hanno infatti prorogato la collaborazione fino al 31 dicembre 2027, consentendo alle aziende sanitarie calabresi di continuare a utilizzare questi professionisti.

Una delle condizioni che ha reso possibile l’inserimento dei medici cubani riguarda il riconoscimento semplificato dei titoli di studio. La normativa italiana ha infatti introdotto una deroga durante l’emergenza sanitaria per permettere l’impiego temporaneo di medici formati all’estero, una misura prorogata più volte negli ultimi anni.

Il nodo della carenza di medici

La situazione calabrese non è un caso isolato. Secondo analisi della Fondazione Gimbe e dati del Ministero della Salute, molte regioni italiane stanno affrontando una crescente difficoltà nel reclutamento di personale sanitario.

Il problema è particolarmente evidente nelle discipline più impegnative, come l’emergenza-urgenza, l’anestesia o la medicina interna. Reparti che richiedono turni pesanti e che spesso risultano meno attrattivi per i giovani specialisti.

Il governatore Occhiuto ha raccontato di aver provato a cercare medici anche in altri Paesi europei. In alcuni casi il confronto salariale con sistemi sanitari più forti, come quello tedesco, ha reso difficile convincere professionisti stranieri a trasferirsi in Calabria.

Da qui la decisione di rivolgersi a Cuba, un Paese che da decenni invia migliaia di medici in missione all’estero. L’isola ha costruito nel tempo una rete internazionale di cooperazione sanitaria che rappresenta anche una fonte di entrate economiche per il sistema pubblico cubano.

Le pressioni diplomatiche e le critiche internazionali

Negli ultimi mesi la questione è entrata anche nel dibattito geopolitico. Gli Stati Uniti hanno intensificato le critiche contro le missioni mediche cubane presenti in diversi Paesi.

Washington sostiene che il sistema preveda forme di lavoro forzato, perché parte degli stipendi dei medici verrebbe trattenuta dal governo cubano attraverso l’organizzazione che gestisce i contratti internazionali.

I medici cubani impegnati in Italia hanno respinto queste accuse e finora non sono emerse prove definitive che confermino queste ricostruzioni. La questione resta però al centro di alcune interrogazioni politiche sia a livello nazionale sia europeo.
Nonostante queste pressioni diplomatiche, la Regione Calabria ha ribadito la volontà di proseguire la collaborazione. Secondo Occhiuto, interrompere il programma senza avere alternative pronte rischierebbe di mettere in difficoltà diversi ospedali.

Dove lavorano i medici cubani in Calabria

La maggior parte dei medici cubani è impiegata nei reparti più esposti alla carenza di personale. In particolare nell’emergenza-urgenza, dove i pronto soccorso devono garantire turni continui.

Accanto a questa area operano anche specialisti in anestesia e rianimazione, cardiologia, pediatria, neurologia, chirurgia generale e ortopedia. Discipline che spesso rappresentano i punti più fragili degli ospedali regionali.
Il tetto massimo previsto dagli accordi più recenti è di 497 professionisti, anche se negli ultimi mesi la Regione ha valutato la possibilità di ampliarne ulteriormente il numero.

Parallelamente la Calabria ha avviato nuovi bandi per attrarre medici dall’Unione Europea e da Paesi extra UE. L’obiettivo è costruire nel tempo un sistema di reclutamento più stabile, anche se finora molte procedure hanno registrato una partecipazione limitata.

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