Uno studio ha scoperto l’esistenza di una molecola che mantiene giovani: in quali alimenti si trova
Sulla rivista Nature Cell Biology sono stati pubblicati nuovi dati sulla spermidina, una molecola presente nelle cellule umane e in tanti alimenti e l’attenzione è tornata alta nei laboratori e nelle cucine.
Il motivo è semplice: la ricerca la collega a meccanismi cellulari che chiamano in causa invecchiamento e longevità.
Spermidina, la molecola sotto i riflettori
La spermidina è una poliammina naturale. Detto in modo meno tecnico: è un composto che le cellule usano per mandare avanti diverse funzioni. Il nome viene da lontano ed è anche un po’ singolare. Fu descritta già nel 1678 nel seme maschile, da cui l’etimologia. Ma oggi il punto non è come si chiama, è cosa fa.
Secondo quanto discusso nello studio ripreso da Nature Cell Biology, l’interesse ruota attorno a un effetto possibile: la spermidina può favorire l’autofagia, cioè quel “riordino” interno con cui la cellula elimina pezzi danneggiati e recupera materiale. In parole povere, una specie di “spazzino” delle cellule.
Digiuno e spermidina: il dato che ha acceso il dibattito
Il passaggio che ha fatto più rumore, anche fuori dai corridoi universitari, riguarda il digiuno. In base ai risultati riportati, durante un periodo senza cibo i livelli di spermidina possono aumentare fino al 50% in 4-5 giorni. Un numero che molti leggono insieme a un fatto noto: con l’età, in tante cellule si accumulano componenti rovinati e i sistemi di “pulizia” possono perdere colpi.
Qui però serve misura. Lo studio parla di meccanismi biologici e di variazioni misurate, non di formule buone per tutti. Tradotto: il legame tra autofagia, spermidina e salute è un tema vivo, ma non è una scorciatoia universale. E sul digiuno pesano condizioni personali, terapie, età. In certi casi, il medico non è un dettaglio.
In quali alimenti è presente
Poi c’è la domanda più terra-terra: dove si trova, a tavola? Tra gli alimenti indicati come fonti interessanti spuntano i broccoli, che arrivano a 32,4 mg/kg di spermidina. E non sono un’eccezione: anche le altre crucifere (cavolfiore e “parenti”) vanno nella stessa direzione, con quantità diverse.

Spermidina nei broccoli – Newmicro.it
C’è anche il tè verde, di solito tirato in ballo per gli antiossidanti e qui ricordato per la spermidina: 38,1 mg/kg. Una tazza non fa una sperimentazione, certo. Ma il dato spiega perché certi alimenti tornino sempre nelle conversazioni.
Se si parla di concentrazione, il salto vero lo fa il germe di grano, indicato come la fonte più ricca tra quelle riportate: circa 350 mg/kg di spermidina. Subito dietro c’è la soia, con un intervallo tra 167 e 291 mg/kg, e i suoi derivati, soprattutto quelli fermentati.
Nel gruppo rientrano natto e tempeh, entrambi a base di soia: il primo è un classico giapponese, famoso anche per consistenza e odore “forti”; il secondo è più familiare a chi frequenta cucine vegetariane. E poi ci sono i funghi, dagli shiitake agli shimeji, sopra i 120 mg/kg. Nella lista entrano anche cereali integrali, alcuni formaggi stagionati (come il cheddar), peperoni verdi e pere. Un insieme che spesso viene avvicinato alla dieta mediterranea, quando però è intesa con equilibrio e non come uno slogan.
Tra i legumi compaiono ceci e fagioli neri, ma i piselli verdi vengono segnalati come particolarmente ricchi: oltre 50 mg/kg. Anche le lenticchie sono tra le fonti da tenere in considerazione, soprattutto per chi costruisce i pasti su cibi semplici e poco lavorati.
I frutti tropicali (come mango, frutto della passione, ananas) contengono spermidina, con valori che possono cambiare parecchio. Il mango, per esempio, viene riportato oltre 10 mg/kg. Più alti, nei dati citati, gli agrumi: le arance supererebbero 90 mg/kg, e anche i pompelmi risultano tra le scelte più ricche.

Spermidina nell’ananas – Newmicro.it
C’è un dettaglio che spesso sparisce nei riassunti veloci: alcune carni, come il manzo, risultano relativamente povere di spermidina (circa 5 mg/kg), ma più ricche del suo precursore, la spermina (oltre 40 mg/kg). Non è la stessa cosa, però siamo nello stesso “giro” metabolico.
Diverso il discorso per i fegati, che possono contenere spermidina in un intervallo ampio, tra 32 e 161 mg/kg, a seconda della specie animale. E poi le patate: non guidano la classifica, ma ci sono, con valori tra 15,8 e 39,9 mg/kg per patate cotte o fritte. Infine il pepe verde: se finisce nel piatto, il contributo può pesare, perché viene indicato oltre 90 mg/kg di spermidina.
Il punto, alla fine, è meno “miracoloso” di come spesso viene raccontato: la spermidina è una molecola reale, studiata sul serio, dentro processi cellulari complessi. E nella dieta c’è già, senza rincorrere mode. Poi conta tutto il resto: abitudini, equilibrio generale, costanza. E, quando serve, una valutazione clinica vera, non fatta a occhio.







