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Ammollo dei piatti = incubatore di schifezze? Cosa hanno scoperto gli esperti

Studi recenti e l’osservazione di esperti di igiene domestica stanno rivelando un quadro più complesso, evidenziando come questa abitudine
L’ammollo dei piatti: un ambiente fertile per i batteri (www.newmicro.it)

Nelle cucine italiane, il gesto di mettere in ammollo i piatti nel lavello con acqua tiepida e detersivo è una pratica diffusissima.

Studi recenti e l’osservazione di esperti di igiene domestica stanno rivelando un quadro più complesso, evidenziando come questa abitudine possa trasformarsi in un incubatore di contaminazioni batteriche. Vediamo cosa succede realmente nell’acqua di ammollo e quali sono i rischi connessi.

L’ammollo dei piatti è spesso visto come un metodo per ammorbidire i residui di cibo e rendere più agevole la pulizia. È vero che lasciare le stoviglie immerse anche pochi minuti può facilitare la rimozione dello sporco più ostinato, ma il problema si pone quando l’immersione si prolunga o coinvolge un gran numero di oggetti contemporaneamente. L’acqua tiepida, insieme al detersivo e ai residui alimentari presenti, crea un ambiente ideale per la proliferazione batterica, molto più favorevole rispetto all’acqua fredda o al semplice risciacquo.

Gli esperti sottolineano che la temperatura moderata dell’acqua utilizzata per l’ammollo è proprio quella preferita da molti batteri comunemente presenti nei residui di cibo. Questa condizione, unita alla presenza di nutrienti organici e a un ambiente umido, permette ai microrganismi di moltiplicarsi rapidamente. In questo modo, invece di pulire, i piatti rischiano di passare da una condizione di sporcizia visibile a una contaminazione invisibile ma potenzialmente pericolosa.

Il ruolo delle spugne e dei panni da cucina nel diffondere i microrganismi

Un ulteriore elemento critico riguarda l’uso delle spugne e dei panni utilizzati per il lavaggio. Le fibre di questi strumenti, se lasciate umide nel lavello o in prossimità dell’acqua stagnante, diventano un habitat ideale per batteri e funghi, contribuendo a diffondere ulteriormente i microorganismi sulle superfici da pulire. Secondo le linee guida di igiene domestica, è consigliabile utilizzare panni separati per cucina e bagno, oltre a lasciare asciugare accuratamente spugne e stracci dopo l’uso e lavarli regolarmente a temperature elevate (almeno 60°C).

Un esempio pratico e didattico è stato realizzato da Dario Bressanini, divulgatore scientifico e autore, che ha coinvolto il proprio figlio

Un esperimento casalingo che mostra l’importanza del sapone (www.newmicro.it)

Un esempio pratico e didattico è stato realizzato da Dario Bressanini, divulgatore scientifico e autore, che ha coinvolto il proprio figlio in un esperimento con capsule di Petri contenenti agar, utilizzate per coltivare microorganismi. Le impronte delle dita sporche del bambino, poste nelle capsule e incubate a 31°C per 48 ore, hanno mostrato una massiccia crescita batterica, mentre quelle delle dita lavate accuratamente con sapone per almeno 30 secondi hanno evidenziato una crescita molto ridotta di microorganismi.

Questo esperimento casalingo dimostra in modo visivo l’efficacia del lavaggio con il sapone, che ha un ruolo chiave nel rimuovere e allontanare i batteri dalla superficie della pelle grazie al suo effetto tensioattivo. Anche se il lavaggio con acqua sola può rimuovere una buona parte di batteri (circa il 90-92%), l’uso del sapone migliora ulteriormente l’igiene, arrivando a eliminare quasi il 96% dei microorganismi, riducendo così il rischio di contaminazioni.

Le raccomandazioni degli esperti per un’adeguata igiene domestica

Le indicazioni più aggiornate sull’igiene domestica invitano a non sottovalutare la qualità dell’acqua e la durata dell’ammollo. Tenere i piatti immersi troppo a lungo è sconsigliato perché favorisce la proliferazione batterica, con possibili rischi per la salute, specialmente se non si procede poi a un lavaggio corretto con acqua calda e detersivo. L’ideale è limitare l’ammollo a pochi minuti e utilizzare la lavastoviglie quando possibile, impostandola a temperature di almeno 60°C, in grado di igienizzare efficacemente.

Inoltre, la pulizia del lavandino e delle superfici circostanti è fondamentale per evitare la diffusione di germi. Gli esperti raccomandano di igienizzare regolarmente maniglie, rubinetti, interruttori della luce e altre superfici frequentemente toccate. La scelta di rubinetti a sensore può migliorare ulteriormente l’igiene, riducendo i contatti manuali.

Un’altra buona prassi è quella di aerare frequentemente gli ambienti domestici per ridurre l’umidità e prevenire la formazione di muffe, che possono anch’esse essere fonte di contaminazioni.

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