L’Assegno Unico è una delle misure di sostegno più apprezzata dalle famiglie italiane, ma dal 2026 calerà drasticamente l’ammontare mensile.
Nel 2025 la spesa destinata all’Assegno unico e universale ha registrato una diminuzione significativa, riflettendo l’impatto diretto del calo demografico italiano. Secondo i dati diffusi dall’Inps, l’importo complessivo erogato è stato pari a 19,7 miliardi di euro, con una riduzione di circa 180 milioni rispetto al 2024.
La contrazione è legata principalmente alla diminuzione del numero di figli beneficiari e dei nuclei familiari che hanno presentato domanda. Nel 2025 il bonus è stato riconosciuto a 9.976.274 figli tra 0 e 21 anni, contro i 10.134.568 dell’anno precedente.
Assegno Unico, meno figli, meno soldi
Anche le famiglie richiedenti sono diminuite, passando da 6.393.065 a 6.305.023, confermando una tendenza coerente con la crisi delle nascite. Nel biennio 2024‑2025 sono usciti dal beneficio oltre 250.000 figli e circa 120.000 nuclei familiari, per effetto dell’età e della denatalità.

Maggiore il numero di figli, maggiore l’importo dell’assegno – newmicro.it
Il fenomeno appare paradossale, considerando che l’Assegno unico nasce anche per sostenere la scelta di diventare genitori. Tuttavia, gli esperti ricordano che i trasferimenti economici non bastano a invertire un trend demografico influenzato da fattori culturali e condizioni economiche complesse.
Il confronto tra stipendi, costo della vita, mercato immobiliare e prospettive previdenziali pesa fortemente sulle decisioni delle giovani generazioni. Una delle principali critiche rivolte alla misura riguarda la sua forte progressività, che la rende più uno strumento redistributivo che un incentivo alla natalità.
L’importo mensile varia infatti da 57,50 euro per gli ISEE superiori a 45.939,56 euro fino a 201 euro per quelli inferiori a 17.227,33 euro. Secondo l’Osservatorio Inps, l’importo medio erogato nel 2025 è stato di 173 euro al mese per figlio, comprese le maggiorazioni previste.
Le differenze restano marcate, i redditi più alti o chi non presenta l’ISEE ricevono mediamente 58 euro, mentre i nuclei più fragili arrivano a 224 euro. Ogni famiglia beneficiaria ha percepito in media 273 euro mensili, corrispondenti a 1,6 figli per nucleo, secondo i dati ufficiali.
Nel solo mese di dicembre, il 46% delle famiglie rientrava nella fascia ISEE più bassa, con un importo medio di 373 euro mensili. Per i nuclei con dichiarazioni sotto 5.742,44 euro, il valore medio ha raggiunto 396 euro, evidenziando un sostegno significativo alle fasce più vulnerabili.
L’Assegno unico continua quindi a svolgere un ruolo importante nel contrasto alla povertà minorile e nel supporto ai genitori con redditi limitati. Sul fronte della natalità, però, appare evidente che servirebbero interventi più ampi e strutturali, non solo di natura economica.








