L’analisi aggiornata della rottamazione quinquies evidenzia come sia fondamentale valutare con attenzione le condizioni e i rischi connessi.
La rottamazione quinquies è tornata al centro dell’attenzione con l’apertura della piattaforma dell’Agenzia delle Entrate lo scorso 21 gennaio per l’invio delle domande di adesione.
Pur rappresentando una grande opportunità per i contribuenti con debiti fiscali, questa misura presenta diverse insidie che potrebbero vanificare i vantaggi ottenuti, causando il ritorno al pagamento dell’intero debito. Ecco un approfondimento sulle criticità più rilevanti da considerare prima di aderire alla definizione agevolata del 2026.
Le insidie nascoste della rottamazione quinquies
La rottamazione quinquies offre notevoli benefici, come l’azzeramento di sanzioni e interessi e la possibilità di dilazionare il pagamento fino a 54 rate bimestrali. Questi vantaggi risultano particolarmente incisivi per le cartelle più datate, dove la cancellazione di interessi e sanzioni può ridurre significativamente l’importo dovuto. Tuttavia, per i debiti più recenti, il risparmio può essere meno consistente.

Cosa sapere – newmicro.it
Un elemento da valutare attentamente riguarda gli interessi del 3% annuo che saranno applicati a partire dal 1° agosto 2026 sulle rate in corso. Nonostante una revisione al ribasso rispetto alle versioni precedenti, il tasso resta elevato e potrebbe erodere il beneficio economico della sanatoria, aumentando il costo complessivo del debito.
La decadenza dal beneficio: un rischio concreto
Contrariamente a quanto avveniva con la rottamazione quater, dove bastava saltare una singola rata per perdere il beneficio, la versione quinquies prevede una maggiore flessibilità ma con un importante caveat. La decadenza si verifica in caso di mancato pagamento della prima o dell’ultima rata oppure se vengono saltate almeno due rate anche non consecutive.
Un aspetto cruciale è la soppressione del periodo di tolleranza di cinque giorni per il pagamento delle rate: anche un solo giorno di ritardo nel pagamento, se si è già saltata almeno una rata, comporta la perdita dell’agevolazione. Questo rende indispensabile una gestione molto attenta delle scadenze per evitare il rischio di tornare a dover versare l’intero debito originario.
Il limite minimo di 100 euro per rata e le sue conseguenze
Un’altra criticità poco evidenziata riguarda il limite minimo di 100 euro per ogni rata. Questo vincolo impedisce di dilazionare i debiti di importo contenuto in un numero elevato di rate, limitando la possibilità di una rateizzazione più leggera e prolungata.
Per esempio, un contribuente con debiti distribuiti su diverse posizioni – come imposte, multe e contributi previdenziali – potrebbe essere costretto a pagare rate mensili elevate se il limite per rata non consente di suddividere l’importo in un numero maggiore di quote più basse. Questo può mettere a dura prova la capacità di sostenere i pagamenti, aumentando il rischio di decadenza dalla rottamazione e quindi la perdita dei benefici.
Un esempio pratico evidenzia che, con il limite di 100 euro per rata, un contribuente con debiti complessivi di alcune migliaia di euro potrebbe arrivare a pagare rate mensili di oltre 400 euro, mentre senza tale limite l’importo mensile si ridurrebbe sensibilmente.
Inoltre, la possibilità di presentare domande distinte per ogni debito rimane valida, ma il limite dei 100 euro rende difficile utilizzare questa strategia per diluire il rischio di decadenza su più posizioni, riducendo la flessibilità complessiva dell’adesione.








