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Che doccia gelata, pensioni più basse a marzo: quasi tutti rischiano di perdere soldi

Trattenute pensioni marzo
Pensioni più basse a marzo - (newmicro.it)

A marzo 2026 le trattenute fiscali per addizionali comunali e regionali Irpef ridurranno il netto delle pensioni. Le cifre

In vista del mese di marzo, milioni di pensionati italiani si preparano ad affrontare un’importante novità che potrebbe incidere negativamente sull’importo netto delle loro pensioni. Nonostante le attese per eventuali aumenti legati a tagli dell’Irpef, incrementi sulle pensioni minime e possibili arretrati, ciò che è ormai certo è il ritorno delle addizionali Irpef in acconto per il 2026, che comporterà una riduzione del netto percepito.

L’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), ente previdenziale principale in Italia, ha confermato infatti che da marzo le trattenute fiscali relative alle addizionali regionali e comunali si rifletteranno più pesantemente sui cedolini pensionistici.

Le addizionali Irpef e il loro impatto sulle pensioni di marzo

Ogni anno, con l’avvio del nuovo esercizio fiscale, si ripresenta il meccanismo delle trattenute sulle pensioni per il pagamento delle addizionali comunali e regionali Irpef, calcolate in percentuale sul reddito complessivo. Queste aliquote variano in base al luogo di residenza, poiché sono le singole amministrazioni locali e regionali a determinarle. Nel 2026 si concretizza quindi il consueto appuntamento con le trattenute in acconto, che si aggiungono ai saldi relativi all’anno precedente.

Pensioni più basse a marzo

A marzo non arrivano buone notizie per i pensionati – (newmicro.it)

In particolare, per le addizionali regionali, l’INPS effettua la trattenuta a saldo nell’anno successivo a quello di riferimento, ovvero da gennaio a novembre. Pertanto, a febbraio 2026 i pensionati stanno già pagando le addizionali regionali relative al 2025. Per quanto concerne invece le addizionali comunali, la trattenuta avviene sia in acconto – pari al 30% dell’importo complessivo dovuto per l’anno in corso – che a saldo per l’anno precedente con le stesse modalità delle addizionali regionali (da gennaio a novembre). Le trattenute in acconto vengono applicate da marzo fino a novembre.

Il risultato è un decremento certo sull’importo netto del cedolino pensionistico di marzo, che per molti pensionati si tradurrà in una decurtazione mensile variabile da pochi euro a diverse decine di euro, indipendentemente da eventuali bonus o arretrati che potrebbero essere riconosciuti.

Per comprendere meglio l’effetto delle addizionali comunali in acconto sui pensionati, si possono fare alcuni esempi pratici riferiti a città italiane di grandi dimensioni, dove le aliquote comunali sono tra le più alte.

Un pensionato con una pensione lorda di 1.500 euro residente nel Comune di Roma, dove l’addizionale comunale è dello 0,9% dell’imponibile, pagherà annualmente 162 euro di addizionale comunale. Da marzo 2026, il 30% di questo importo – ovvero 5,40 euro – sarà trattenuto ogni mese come acconto. Questo significa che il cedolino di marzo vedrà diminuire l’importo netto percepito di almeno questa cifra, senza considerare altre detrazioni o trattenute.

Diversa la situazione a Milano, dove l’aliquota comunale è dello 0,8%, ma la soglia di esenzione è più elevata (23.000 euro). Qui, un pensionato con 1.500 euro lordi non pagherà addizionali comunali, mentre chi percepisce una pensione di 2.500 euro annui vedrà trattenuti circa 8 euro al mese a partire da marzo 2026, corrispondenti al 30% dell’addizionale comunale annuale di 240 euro.

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