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L’INPS ti chiede i soldi indietro? Non farti prendere dal panico: in questi casi non devi pagare

L’INPS ti chiede i soldi indietro
Quando l'INPS chiede la pensione indietro - newmicro.it

Pensioni da restituire, ecco quando la richiesta è sproporzionata e i giudici danno ragione al pensionato.

Il tema delle pensioni da restituire è diventato terreno scivoloso per migliaia di pensionati italiani. Basta un reddito aggiuntivo minimo, a volte poche decine di euro, perché l’Istituto avvii richieste di rimborso che possono anche arrivare a cifre impressionanti.

Ma qualcosa sta cambiando. La giurisprudenza più recente sta mettendo un freno alle pretese automatiche e ha stabilito che non sempre l’INPS ha ragione e che il pensionato, in alcuni casi, può salvarsi.

Il divieto di cumulo

La questione centrale è il divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, previste per alcune forme di pensionamento anticipato. Parliamo delle misure in deroga ai requisiti ordinari, come Quota 100, Quota 102, Quota 103 e, più di recente, l’Ape sociale.

In questi casi la regola è chiara, chi va in pensione anticipatamente non può svolgere attività lavorativa retribuita se non entro limiti rigidissimi o del tutto assenti. La violazione comporta la sospensione della pensione e, spesso, la richiesta di restituzione delle somme già incassate.

Fin qui la norma. Il problema nasce quando l’applicazione diventa sproporzionata. Non sono rari i casi in cui un pensionato si è visto chiedere indietro decine di migliaia di euro per un lavoro occasionale di pochi giorni o per compensi irrisori. Episodi che inevitabilmente hanno fatto discutere molti e sono finiti più volte davanti ai tribunali.

L’INPS ti chiede i soldi indietro

Cosa occorre sapere per difendersi – newmicro.it

Ci sono stati pensionati costretti a restituire un’intera annualità di assegni per una comparsa cinematografica da 70 euro o per due giornate di lavoro temporaneo durante una festa patronale. Chiaramente sono situazioni che pongono un serio problema di equità e proporzionalità della sanzione.

Le sentenze più recente chiariscono che l’INPS può chiedere la restituzione ma solo entro limiti ragionevoli proporzionati all’effettiva violazione. Se il reddito da lavoro è marginale e occasionale, pretendere la restituzione dell’intera pensione percepita nell’anno viene considerato eccessivo.

La violazione del divieto di cumulo resta, quindi, ma non può tradursi automaticamente in una punizione economicamente devastante. Ogni caso va valutato con attenzione nel merito, bisogna tener conto dell’entità del reddito, della durata del lavoro svolto e dell’impatto reale sull’assegno pensionistico.

Per i pensionati coinvolti, questo orientamento apre uno spiraglio importante. In presenza di richieste di restituzioni sproporzionate fare ricorso può effettivamente fare la differenza. Non sempre l’ultima parola all’INPS, sempre più spesso sono i giudici a ricordare che il diritto previdenziale non può prescindere dal principio di ragionevolezza. Perlomeno oggi il pensionato non è più lasciato solo ma può contare su un aiuto importante per affrontare richieste esagerate.

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