Sempre più spesso si sente parlare di contaminazioni alimentari e un alimento spesso tirato in ballo è il tonno in scatola.
Negli ultimi mesi il tonno in scatola è tornato al centro del dibattito pubblico, complice la diffusione di contenuti allarmistici sui social network. Molti consumatori temono la presenza di mercurio, spesso senza conoscere i dati reali e le valutazioni scientifiche disponibili sul tema.
Per fare chiarezza è intervenuto Antonello Paparella, professore ordinario di Microbiologia degli Alimenti all’Università di Teramo, esperto di sicurezza alimentare. L’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale ha permesso di analizzare con precisione rischi, controlli e modalità corrette di consumo.
I pericoli nascosti del tonno in scatola
Secondo Paparella, la percezione del pericolo è molto più alta rispetto al rischio reale monitorato dalle autorità competenti. Uno studio condotto in Liguria ha mostrato che l’81% dei consumatori abituali di pesce considera il rischio chimico la principale preoccupazione.

Il tonno in scatola torna a far discutere – newmicro.it
Questa percentuale, spiega l’esperto, riflette l’impatto della comunicazione digitale, spesso incline a enfatizzare scenari estremi. Il rischio legato al mercurio esiste, ma rientra tra le priorità dei controlli ufficiali e dell’autocontrollo svolto dalle aziende produttrici.
L’obiettivo è garantire che i livelli di metilmercurio restino entro i limiti stabiliti dalle normative europee. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha individuato il tonno tra le specie con maggiore accumulo di metilmercurio.
La dose settimanale tollerabile è fissata a 1,3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo, parametro utile per valutare l’esposizione. Nel rapporto europeo del 2024 sono stati segnalati superamenti dei limiti anche in pesce spada, squalo, cernia e sgombro.
Uno studio del 2022 ha evidenziato criticità in alcune specie di squaliformi e torpedini, confermando la necessità di monitoraggi costanti. Recentemente un lotto di pesce spada congelato italiano è stato richiamato in Belgio per livelli eccessivi di mercurio.
Il rischio varia in base a diversi fattori, tra cui taglia del pesce, frequenza di consumo e capacità di detossificazione del metilmercurio. Per ridurre l’esposizione è consigliabile scegliere specie con minor accumulo, come il tonnetto striato, ampiamente utilizzato nell’industria conserviera.
È opportuno limitare il consumo di pesci di grandi dimensioni e lunga vita, come il tonno rosso del Mediterraneo, più soggetti all’accumulo. La zona FAO di pesca può offrire indicazioni utili, anche se il tonno percorre grandi distanze e può attraversare aree con livelli differenti di contaminazione.
Le autorità europee raccomandano particolare prudenza alle donne in gravidanza, che non dovrebbero superare 450 grammi settimanali di pesce. Questa indicazione tutela lo sviluppo del sistema nervoso del feto, più sensibile agli effetti del metilmercurio.
Nel complesso, il tonno in scatola resta un alimento sicuro se consumato con equilibrio, scegliendo specie appropriate e rispettando le linee guida ufficiali. Non serve allarmarsi ogni qual volta si compra del tonno in scatola, ma è giusto porre attenzione alla qualità di ciò che si mangia.








